Marini: cosĂŹ Belushi ci arruolò e facemmo impazzire lâAmerica
Di sottoosservazione
John aveva un carisma fortissimo: se diceva una battuta in tv, il giorno dopo la ripetevano in tutti gli uffici e i bar del nostro paese. Nata per caso in televisione, la band con lâattore scomparso e Dan Aykroyd diventò famosa in tutto il mondo grazie al cinema
Carlo Moretti per âLa Repubblicaâ
Il 16 giugno del 1980 uscĂŹ solamente a Chicago The Blues Brothers di John Landis, il film che avrebbe celebrato il blues e le sue glorie, ma sarebbe anche diventato un cult generazionale, portando sugli altari un attore atipico come John Belushi (che sarebbe morto di lĂŹ a due anni) e una grande spalla come Dan Aykroyd, creando uno stile imitato ancora oggi e scolpendo nella memoria una serie di battute (âIo odio i nazisti dellâIllinoisâŚâ) che si sarebbero tramandate da un fan allâaltro.
I Blues Brothers gruppo musicale in realtĂ* erano nati un paio di anni prima da una costola dello show comico della Nbc âSaturday Night Liveâ in cui Belushi impazzava con i suoi straordinari e folli personaggi. Della band faceva parte anche il sassofonista Lou Marini, musicista di lungo corso, da Frank Zappa agli Steely Dan, da Tony Bennett a Tom Jones e Tina Turner. Marini, oggi sessantacinquenne, rimane per tutti lâindimenticabile sassofonista cuoco e ballerino di Think, la canzone di Aretha Franklin, pezzo forte del film. Marini ricorda la sua lunga militanza nei Blues Brothers, mentre si appresta ad arrivare in Italia per il Brianza Blues Festival in programma alla Villa Reale di Monza dal 16 al 18 luglio, di cui curerĂ* la direzione artistica.
Come ricorda la realizzazione di quella scena di âBlues Brothersâ?
âPrima di girarla lâabbiamo provata per una settimana in uno studio di danza, tutti schierati di fronte agli specchi. Per me la difficoltĂ* maggiore era riuscire a suonare il sassofono mentre seguivo la coreografia, e non era affatto facile perchĂŠ il mio solo aveva un tempo diverso rispetto ai passi di danza. Ma quello che successe è che io danzavo sopra il bancone del bar-ristorante e, per poter riprendere tutti, lâoperatore in un paio di momenti tagliò via la mia testa, dalle spalle in su. John Landis era dispiaciuto, ma aggiunse anche che Aretha era stata fantastica e gli sarebbe dispiaciuto ripetere le riprese. Io ci scherzai su: ma come, dopo tutta la fatica che ho fatto, per un poâ non si vede la mia faccia? Ridemmo e lasciammo le cose comâeranoâ.
I Blues Brothers erano nati in tv al âSaturday Night Liveâ.
âAccadde come succede nel film, fu Belushi a dire: âDai, facciamo la bandâ. Lui e Dan Aykroyd erano spesso ospiti del programma in cui io, con Paul Shaffer e altri eravamo la âresident bandâ, un lavoro prestigioso in un programma che aveva un impatto fortissimo sui telespettatori americani: Belushi diceva qualcosa nello show e il lunedĂŹ tutti in ufficio o nei bar ancora ne parlavano. John e Dan venivano spesso a cantare con noi per i concerti che facevamo prima dellâinizio della trasmissione e la gente impazziva. Una sera saltò il numero comico del programma allâultimo minuto e lo sostituimmo con un paio di pezzi con John e Dan: il successo fu enorme e dalla settimana successiva diventò un appuntamento fisso. Poi ci fu la telefonata di Belushi che proponeva di aprire con la band uno spettacolo di Steve Martin a Los Angeles. Credevamo di andarci a divertire, non avevamo idea che i Blues Brothers sarebbero diventati cosĂŹ grandiâ.
Cosa li rese cosĂŹ speciali?
âLe differenze tra noi musicisti: câerano artisti blues che improvvisavano, musicisti rhythm and blues come Steve Cropper che aveva partecipato alla nascita della Stax, e câerano diplomati in musica allâuniversitĂ* come me e Alan Rubin che potevano suonare di tutto. La combinazione tra noi fece grandi i Blues Brothersâ.
Oggi cosa sono per lei i Blues Brothers?
âIl miglior progetto parallelo che possa esistere: ti lascia libero di fare altre cose e ti permette di suonare in tutto il mondo di fronte a platee sempre entusiaste. Cosa può desiderare di piĂš un musicista?â.
PerchÊ Dan Aykroyd non è con voi?
âCon Jim Belushi porta in giro unâaltra Blues Brothers Band, si esibiscono soprattutto nelle feste private di grandi compagnie. Del resto con noi câè Steve Cropper e una Blues Brothers Band senza di lui non ha sensoâ.
PerchĂŠ ha scelto di dirigere un blues festival italiano?
âĂ la prima volta che lo faccio e lo considero un onore. Con i Blues Brothers suoneremo il 17 luglio mentre il 16 si esibirĂ* Solomon Burke e il 18 ci sarĂ* una serata tributo per Jimi Hendrix con il suo bassista Billy Cox e lâex Rolling Stones Mick Taylorâ.