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Discussione: Mark VII, "il peggior sax della Selmer"?...

  1. #161
    Credo che l'aura che li avvolge stia per finire, cominciano ad avere troppi anni sulla schiena, troppi soldi per comprarli, troppi soldi per sistemarli a dovere, e troppi buoni sax che stanno uscendo sul mercato che suonano meglio e senza problemi. Mi sembra che al momento i MarkVI siano piu oggetti da collezione che strumenti da lavoro, e il prezzo è mantenuto alto da noi rimbambiti che gli sbaviamo dietro, ma chi suona di professione credo che cominci a sentire la necessità di qualcosa di più consistente in termini di affidabilità, e vedo che molti mettono da parte il Mark VI.......magari tenendolo come sopramobile, per usare sax piu nuovi e affidabili.
    Alto Yamaha 875 EX- Alto Selmer Mark VI, flauto Muramatsu SR Heavy - flauto Briccialdi 9612.

  2. #162
    La maggior parte dei professioni che non operano in ambito classico/accademico usano un Mark VI, perchè alcune cose te le può dare solo un Mark VI (o un SBA).

    Il mercato per questi strumenti è sempre stabile.

    La qualità media degli strumenti in vendita è sempre quella: hai strumenti nuovi di eccellente qualità (... che non fanno rimpiangere un Mark VI/SBA) ma hai anche strumenti che valgono lontamente quello che costano (... ma per cui il marketing è fatto ad hoc).

    Ci sono Mark VI normali, Mark VI ottimi e Mark VI magici: la gente va in cerca dei Mark VI magici ma di quelli ne trovi sempre meno.
    E prima di capire se un Mark VI è realmente magico devi provarne un po' e devi "digerirli" e "somatizzarli" in un certo modo.

  3. #163
    Citazione Originariamente Scritto da gil68 Visualizza Messaggio
    C'è chi dice che anche Emilio Lyons è un riparatore dalla tecnica, dal modus operandi piuttosto "antiquato"...
    Ho visto una decina di strumenti "riparati" da Emilio Lyons... effettivamente erano meccanimente inefficienti e anche i materiali di consumo erano messi su a casaccio.

    ... però la storia che puoi raccontare quando mostri agli amici l'adesivo di Emilio sulla campana del tuo Mark VI... fa sempre un certo effetto.

    L'artigiano europeo fa sempre un certo effetto sulla clientela americana... a se fa effetto sulla clientela americana poi la cosa si diffonde e diventa verità.

  4. #164
    l'intonazione dei mark vi è paragonabile a quella dei selmer moderni (in alcuni casi anche migliore), stessa cosa dicasi per la meccanica e l'affidabilità.
    Non vedo tanti strumenti sul mercato che possono darti quello che ti da un buon mark vi o uno sba per chi cerca quella roba lì, e te lo dico da possessore di un bellissimo mark vi che è riposto da anni nella custodia perché sostituito da un conn, quindi non soggetto a nessuna aura mistica :)
    Forgive me Charlie Parker, wherever you are.
    clicca qui!
    JAZZ SHIRT

  5. #165
    Anche io sono da poco possessore di un bel Mark VI, lungi da me mitizzarlo, ma bensí cerco di essere realista e obiettivo.
    Alto Yamaha 875 EX- Alto Selmer Mark VI, flauto Muramatsu SR Heavy - flauto Briccialdi 9612.

  6. #166
    In una frase come: "Mi sembra che al momento i MarkVI siano piu oggetti da collezione che strumenti da lavoro, e il prezzo è mantenuto alto da noi rimbambiti che gli sbaviamo dietro" di obiettivo e realistico non c'è nulla.
    Non saprei elencarti quanti professionisti ho conosciuto e visto negli ultimi dieci anni, in tutta Europa, suonare MarkVI in contesti altissimamente professionali. E ti parlo gente che suona dieci ore al giorno, tutti i giorni, da decenni, che suona nei festival più importanti, che tiene seminari. Pensare che tanti e tali artisti siano "rimbambiti che sbavano dietro un nome" vuol dire essere tutto meno che realisti.
    Poi certo, ci sono molte altre scelte, e ciascuno è fortunatamente libero di fare le sue (io, ad esempio, non suono Selmer), ma ad oggi il MarkVI è uno degli strumenti più suonati ad alti livelli artistici e professionali. Quindi per ora i Selmer d'annata sono ben lontani dall'essere meri feticci da collezione.

  7. #167
    Citazione Originariamente Scritto da Robinik Visualizza Messaggio
    Credo che l'aura che li avvolge stia per finire, cominciano ad avere troppi anni sulla schiena, troppi soldi per comprarli, troppi soldi per sistemarli a dovere, e troppi buoni sax che stanno uscendo sul mercato che suonano meglio e senza problemi.
    ...vedo che molti mettono da parte il Mark VI.......magari tenendolo come sopramobile, per usare sax piu nuovi e affidabili.
    Japan & Taiwan? No, grazie.

  8. #168
    Citazione Originariamente Scritto da gil68 Visualizza Messaggio
    Japan & Taiwan? No, grazie.
    ... calma...

  9. #169
    Forse sui Mark VI ho volutamente esagerato, ma il senso era che, essendo strumenti con una cariolata di decenni sulla schiena, molti professionisti cominciano a guardare avanti, dato che chi suona per mestiere ha bisogno di una certa affidabilità.
    Esempio, se suoni con un sax di nuova produzione e per sfiga ti cade, o te lo rubano, o semplicemente si rompe, dopo 10 minuti ne hai un altro uguale che suona quasi identico, se ti molla un sax di 60 anni........forse è piu difficile rimpiazzarlo in due e due quattro!
    Per quanto riguarda Giappone e Taiwan, io penso che non siano produttori di serie B, e Taiwan specialmente è diventato il centro nevralgico di quasi tutta la industria mondiale, non solo di strumenti musicali, e tutte le migliori materie prime passano o provengono da Taiwan, inoltre la loro filosofia è pari a quella di un Samurai, e per loro lavorare bene è uno stile di vita oltre che un vanto......non tirano a far sera come avviene in occidente.
    Alto Yamaha 875 EX- Alto Selmer Mark VI, flauto Muramatsu SR Heavy - flauto Briccialdi 9612.

  10. #170
    Un sax è fatto per durare decenni e decenni.
    L'affidabilità di cui parli può essere riferita all'usura delle parti meccaniche, tamponi ecc. Ma un sax di un secolo fa ben messo a punto, e con parti meccaniche rinnovate e sostituite con cognizione è tanto affidabile quanto uno Yamaha nuovo di fabbrica.
    Non farti condizionare dai vintage che puoi vedere negli scaffali dei negozi. Nove volte su dieci sono strumenti che necessitano di un accurata messa a punto. In Italia sono rari i negozi di musica con un tecnico di saxofoni davvero competente in sede.
    Praticamente tutti i sax vintage che ho provato per sfizio in negozi di musica «generalisti» (anche molto grandi e importanti) avevano almeno qualche difetto di messa a punto (nella migliore delle ipotesi), e non parlo solo di Selmer, ma anche di vecchi Yamaha 62, Yanagisawa, Buescher, B&S...

    Citazione Originariamente Scritto da Robinik Visualizza Messaggio
    Esempio, se suoni con un sax di nuova produzione e per sfiga ti cade, o te lo rubano, o semplicemente si rompe, dopo 10 minuti ne hai un altro uguale che suona quasi identico, se ti molla un sax di 60 anni........forse è piu difficile rimpiazzarlo in due e due quattro!
    .
    Si. Forse quando dai produttori di Taiwan si sarà creato un servizio tipo Deliveroo con il cinese in sella ad una bici che ti porta in 10 minuti il nuovo sax direttamente sul luogo del misfatto. (Ovviamente se non hai 2000/3000eu in tasca pronti dubito che sarà comunque così facile ottenere il sax nuovo fiammante).

    Se ti molla lo strumento (qualunque strumento) prima o durante un concerto farai come si è sempre fatto: provi a trovarne uno di fortuna, facendotelo magari prestare da qualcuno del luogo. E l'indomani vedrai di riparare il tuo, o cominciare la ricerca di un altro strumento (se te l'hanno rubato).


    Citazione Originariamente Scritto da Robinik Visualizza Messaggio
    Per quanto riguarda Giappone e Taiwan, io penso che non siano produttori di serie B, e Taiwan specialmente è diventato il centro nevralgico di quasi tutta la industria mondiale, non solo di strumenti musicali, e tutte le migliori materie prime passano o provengono da Taiwan, inoltre la loro filosofia è pari a quella di un Samurai, e per loro lavorare bene è uno stile di vita oltre che un vanto......non tirano a far sera come avviene in occidente.
    Con tutto il rispetto non penso che aziende come Borgani o Rampone e Cazzani (per dirne due europee) abbiano un etica del lavoro inferiore a quella degli orientali.

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