Lo si sente dire spesso, e in giro per la rete la questione viene molto trattata, ma ancora non ho colto a fondo il significato di questa espressione.
Se ho capito bene, dal punto di vista fisico suono ricco di armoniche significa semplicemente suono grave, sul quale - cioè - si sovrappongono più multipli di quella frequenza.
Eppure in tanti si riferiscono al suono ricco di armoniche (o di armonici) per descrivere un suono pieno, denso di colori.
Provo a salire verso le note più acute e il suono del mio sassofono si assottiglia fino a diventare una vocina in fondo alla caverna; poi ascolto Coltrane - e grazie al sax, direte voi, ma appunto è per chiarire le distanze siderali - e anche nei registri più acuti il suo suono sta lì, saldo, composito, con la stessa forza degli altri registri.
E allora mi chiedo se questa differenza fra il suono di un gigante e quello di un principiante, diciamo fra il suono bello e quello brutto, sia misurabile in base a qualche parametro oggettivo.
Non sono le armoniche forse, ma che cos'è?